(Mineo) Quale futuro per il Residence degli aranci a Cucinella?

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2010.09.23 – A partire dal 2011 l’esercito Usa lascerà il villaggio. L’azienda proprietaria, Pizzarotti, propone alla Regione Siciliana e ai comuni del Calatino un progetto di “nucleo sociale polifunzionale” che intende mettere a disposizione del territorio case in affitto a canone agevolato nonché spazi per le attività sociali di enti pubblici e cooperative. “Qui Mineo” è andato a visitare il complesso di Cucinella e ha intervistato l’Ing. Fabrizio Rubino della ditta Pizzarotti e la Dott.ssa Ivana Galanti, consulente esterna incaricata di realizzare il progetto e presentarlo ai soggetti pubblici e privati.

Ing. Rubino – Da molti anni la Pizzarotti lavora in questo settore. Attualmente stiamo costruendo un altro villaggio per militari in Sardegna, alla Maddalena. Il capocantiere è lo stesso che ha costruito i villaggi di Mineo e Belpasso. A Belpasso c’è un altro villaggio uguale a quello di Mineo ma con cinquecentoventisei unità abitative. Là il contratto con il governo Usa scade nel 2015 con possibilità di rinnovo, se gli americani dovessero andare via anche da lì non sarebbe un problema come è qui a Mineo perché, vista la vicinanza con Catania, lo Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari) si è già dichiarato disponibile a acquisire il villaggio in blocco.
Il “Residence degli aranci” è stato costruito dieci anni fa dalla nostra impresa. Da allora la Pizzarotti ha curato il residence di sua proprietà a spese del governo Usa, occupandosi della gestione e della manutenzione.
Il residence è stato progettato per ospitare duemila persone su un’area di venticinque ettari. Gli edifici sono stati realizzati in muratura armata secondo i più elevati standard di qualità e sicurezza.
Il centro del residence è occupato dagli edifici comuni, che misurano complessivamente seimila metri quadrati e svolgono molte funzioni. C’è l’ufficio governativo che gestisce il rapporto con i residenti americani, la sala Telecom, un supermercato, un bar, la palestra, un centro ricreativo con asilo, la sala per le funzioni religiose, la caserma dei vigili del fuoco. Tutti gli ambienti sono climatizzati e dotati di sistemi antincendio. Non è difficile ipotizzare la realizzazione di un cinema in una parte degli edifici comuni.
Negli spazi verdi – dodici ettari includendo i giardini privati – ci sono campi da tennis, da baseball e per il “football americano”, aree di gioco attrezzate per bambini, aree pic-nic pavimentate e fornite di barbecue. L’impianto di irrigazione è computerizzato e ogni venti minuti innaffia un settore dell’area.
Ogni unità di abitazione – ce ne sono quattrocentoquattro – è su due livelli con ingresso indipendente e scala interna. La grandezza è di 160 metri quadrati e comprende cucina abitabile, sala da pranzo e soggiorno, bagno-lavanderia, poi tre camere da letto e bagno nella zona notte al piano superiore. All’esterno di ogni casa, sul lato dell’ingresso principale, c’è un ripostiglio in legno. Sul retro un piccolo giardino.
Ogni casa ha una fornitura elettrica di 12 kw, sovradimensionata per alimentare l’impianto autonomo di climatizzazione da 6 kw differenziato sui due piani.

Per l’acqua si utilizza la rete pubblica?

Ing. Rubino – No, per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico il residence è autonomo dalle condutture pubbliche: attinge a un pozzo privato a 20 km da qui, nel territorio di Vizzini. Attraverso un acquedotto – anche questo di proprietà Pizzarotti – l’acqua arriva al residence e viene clorata. Fornisce 20 litri d’acqua potabile al secondo, la copertura del fabbisogno di un comune da diecimila abitanti. C’è un sistema di telecontrollo che cammina lungo la linea dell’acquedotto e consente attraverso un computer di valutare a distanza eventuali prelievi d’acqua, guasti o malfunzionamenti stazione per stazione, oltre alla verifica e alla manutenzione sul posto effettuata periodicamente dagli operai. Tutto il sistema passerebbe di proprietà del fondo che acquisirebbe il residence. L’acquedotto è attivo dal 2006, in precedenza venivano usati due pozzi a poca distanza dal residence, che avevano reso necessaria la costruzione di un impianto di potabilizzazione. A suo tempo è stato deciso di provvedere in questo modo alla fornitura di acqua potabile perché la Pizzarotti si è trovata molto male con il Consorzio di Bonifica di Caltagirone, in alcuni casi non arrivava acqua per cui si è stati costretti a distribuire bottiglie d’acqua minerale ai residenti.
Per quanto riguarda le acque di scarico esiste un impianto di depurazione che le rende adatte all’irrigazione secondo i parametri stabiliti dal decreto ministeriale 185 del 2003, quindi non c’è un consumo aggiuntivo di acqua per la manutenzione del verde.

In cosa consistono la gestione e la manutenzione svolta dalla vostra azienda?

Ing. Rubino – In questi anni la gestione e manutenzione del residence è stata svolta da Pizzarotti che ha impiegato un preposto, una segretaria e sei operai, con circa quindici subappaltatori e fornitori. La formazione alla sicurezza per tutto il personale è curata dal Ceper di Milano. Per quanto riguarda gli edifici, esternamente sono stati ridipinti cinque anni fa. La manutenzione ordinaria si occupa degli impianti di luce, acqua ecc. e al cambio dell’inquilino gli interni vengono ripristinati allo stato originario. C’è poi la cura e la pulizia delle strade e dei marciapiedi, dell’illuminazione e del verde pubblico nonché la raccolta differenziata dei rifiuti, il depuratore e gli impianti degli spazi comuni.

Quali sono i costi della manutenzione?

Mantenere questo complesso nelle condizioni ottimali in cui si trova oggi costa tra i due milioni e i due milioni e mezzo di euro l’anno. Solo per la manutenzione delle aree verdi si spendono ogni anno trecentocinquantamila euro. Altre voci di spesa significative sono la raccolta rifiuti e la manutenzione degli impianti negli spazi comuni, in particolare l’aria condizionata.

Quanti posti di lavoro attualmente il residence dà al territorio di Mineo?

Ing. Rubino – A Mineo ci sono circa sessanta famiglie che vivono grazie all’attività del residence, tra quelle che hanno dipendenti di Pizzarotti e le altre con subappaltatori. In caso di mancata approvazione del progetto perderebbero tutti il lavoro, anche le otto persone della squadra antincendio, quindi anche a livello di dovere morale nei loro confronti noi non stiamo veramente badando a spese per potere reinvestire in questo immobile.

Come Pizzarotti intende dare un futuro al residence degli aranci?

Ing. Rubino – L’input principale di questo progetto è il fatto che abbiamo un residence che si sta svuotando, abbiamo del personale con un indotto di sessanta famiglie che vogliamo mantenere, è venuta fuori un’idea che è piaciuta. Il Sindaco di Mineo è stato eletto dal nostro Amministratore delegato come sponsor istituzionale dell’iniziativa, stiamo procedendo in maniera assolutamente apolitica solo perché questo villaggio una volta che gli americani se ne andranno sarà un problema per il territorio e per Pizzarotti, un problema comune e comunemente lo si vuole risolvere.
Il 26 gennaio 2010 la Pizzarotti ha ricevuto una lettera del governo Usa che comunicava di non avere intenzione di rinnovare il contratto decennale in scadenza, stipulato il 31 marzo 2001. Il governo Usa aveva la possibilità di un rinnovo quinquennale del contratto ma ha deciso altrimenti. Di conseguenza, la Pizzarotti il 19 febbraio 2010 si è rivolta a consulenti esterni – la Dott.ssa Licata e la Dott.ssa Galanti – incaricandole di redigere e sviluppare un progetto di riconversione del residence. Le consulenti hanno proposto un’idea di “nucleo sociale polifunzionale” che è piaciuta al ‘responsabile di progetto’ della Pizzarotti – ing. Soncini –, all’Amministratore delegato della azienda e allo stesso Dott. Pizzarotti. Dopo un mese, il 19 marzo, le consulenti hanno presentato il progetto Un nucleo sociale polifunzionale alla Pizzarotti, che lo ha approvato.
La Pizzarotti non è un ente sociale ma un’impresa di costruzioni, che eccezionalmente sta svolgendo il ruolo di manutentore a Mineo e a Belpasso presso un altro villaggio dei militari americani. Visto che non è un ente sociale, la nostra azienda ha subito cercato quali fossero le possibilità esistenti di finanziare il progetto. I responsabili dell’ufficio immobiliare Pizzarotti – in particolare l’Ing. Buttini – ha individuato una strada nella legislazione sul social housing, che esiste da circa un decennio.

Vuole descrivere il social housing e come sia possibile finanziarlo?

Ing. Rubino – Il social housing è “edilizia residenziale locativa a canone calmierato”, un tipo di edilizia nata nelle grandi città come Milano e Roma dove gli affitti sono molto alti. A differenza dell’edilizia popolare il social housing è un’impresa che produce un utile: si uniscono il versante imprenditoriale e quello sociale. La legge ha imposto che ci siano dei fondi destinati a abbattere i canoni degli affitti. La legge sul social housing per avere i canoni calmierati fissa una redditività, di non oltre il 2%. Il progetto di social housing prevede l’esistenza di un amministratore di condominio che continui a svolgere le funzioni di gestione e manutenzione.
Nel 2008 la legge chiamata “Piano casa” ha inglobato la legislazione precedente sul social housing e prevede le modalità di finanziamento di progetti di questo tipo, attraverso uno stanziamento complessivo di 2,6 miliardi di Euro decisi dal governo con la partecipazione delle banche. Così si è andata modificando l’originaria idea di “nucleo sociale polifunzionale” per renderla compatibile con i requisiti richiesti dalle nuove leggi.
Il progetto di social housing deve essere presentato entro la fine di ottobre p.v. e prevede che il residence venga ceduto a un fondo sociale. Sappiamo che ci sono i fondi perché già il nostro amministratore delegato è andato a parlare sia con Maroni che con Mattioli, e il decreto Tremonti-Mattioli prevede qualcosa come 38 milioni di Euro destinati alla Sicilia per social housing (su un totale nazionale di 140 milioni di Euro). Ogni regione dovrà presentare dei progetti che potranno essere finanziati con questi fondi. La sostenibilità economica del progetto è legata al favore degli enti e del territorio e ai dati che la Dott.ssa Galanti e la Dott.ssa Licata stanno raccogliendo. Quindi più favore c’è all’iniziativa, più il progetto di social housing a Mineo è sostenibile e ha possibilità di essere approvato e dunque avere stanziati i fondi per poterlo realizzare. Se verrà dimostrata la sostenibilità di questo progetto, parte di quei fondi potranno essere usati qui. Se invece da parte delle amministrazioni locali non ci sarà un sufficiente interesse sfumerà tutto e la Pizzarotti penserà a un altro investimento, per esempio affittarlo ai militari americani in via privata e non più attraverso il governo. Ovviamente questo significherebbe per il territorio la perdita di tutti quei fondi che potrebbero arrivare dalla legge 328 ecc.

Qual è il valore della struttura secondo Pizzarotti? Si possono individuare fin da ora i soggetti finanziari maggiori interessati al progetto?

Ing. Rubino – Per costruire il residence la Pizzarotti ha fatto un mutuo con Intesa San Paolo, attraverso lo strumento della “locazione finanziaria”: ogni anno gli affitti presi dagli americani vanno a Intesa San Paolo. Il mutuo dura quattordici anni, ne mancano ancora quattro alla conclusione. Le case in tutto hanno settantamila metri quadri; contando un prezzo di ottocento euro al metro quadro – sottovalutato per questi standard abitativi – si arriva a una cifra di sessanta-settanta milioni di euro, somma che dovrebbe essere messa insieme dal fondo immobiliare. Di tale cifra il quaranta per cento è stato già stanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti, un altro venti per cento vede impegnata la fondazione Intesa San Paolo. Rimane un venti per cento da coprire con i partecipanti volontari: comuni, enti, cooperative ecc. ma anche Pizzarotti come azionista di minoranza. Si passa poi alla fase successiva, una gara d’appalto per individuare la “società di gestione risparmio” che avrà il compito di gestire il fondo immobiliare e farlo funzionare in modo da avere una redditività minima del 2% – più il 5% di scatto dell’inflazione.

Dott.ssa Galanti – Il social housing di per sé, ha una struttura completamente diversa rispetto a quella che è l’edilizia economica popolare perché ci sono degli investitori che sono istituzionali ma ci sono anche i privati. Visto che la Sgr ricava la redditività dagli affitti, sarà suo compito stabilire quale deve essere l’affitto per arrivare a un guadagno del 2% che è previsto dalla legge. Il maggiore azionista finora del social housing in Italia è la Cassa Depositi e Prestiti, che nel 2009 ha fondato la “CDP Investimenti SGR Spa” e intende operare insieme a altri investitori, istituzionali ma non pubblici, privati come fondazioni bancarie, banche, enti pubblici o privati, quanti abbiano interesse a entrare in una società di gestione del risparmio per ogni social housing che nasce e si sviluppa in Italia che gestisca il villaggio con un appalto.
Il bando governativo di 140 milioni di euro scade a agosto 2010 e si potrà stabilire quali saranno le società di gestione in tutta Italia che dovranno investire parte del loro pacchetto monetario per andare a costruire social housing. Qui a Mineo la situazione è un po’ diversa perché il residence c’è, è già stato costruito ma in ogni caso il fondo dovrà acquisire il villaggio: la Pizzarotti non rimarrebbe più come proprietaria ma sarebbe uno degli azionisti di minoranza, perché per legge l’azionista di maggioranza deve essere la Cassa Depositi e Prestiti, con un massimo del 40% delle azioni. Poi ci saranno delle fondazioni bancarie, ci dovrà essere sicuramente la Regione e anche la Provincia, si auspica che ci siano tutti i comuni anche se con una quota simbolica, e anche lo Iacp, questo per farli sentire partecipi del progetto. Non ci sono soldi pubblici di mezzo. Lo stato dà pochi soldi a fondo perduto alle regioni, le regioni le destinano ai social housing ma poi chi gestisce è una società di gestione del risparmio nella quale ci sarà la Cassa Depositi e Prestiti, fondazioni bancarie, tutti i comuni, le cooperative e gli enti che vogliono entrare a far parte del fondo.

Dott.ssa Galanti, qual è stato il percorso attraverso il quale si è arrivati alla forma attuale del progetto per il riutilizzo del residence?

– Nel tempo, dal momento in cui abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto fino a ora, la rilevazione del quadro esigenziale ha modificato in misura rilevante i termini del progetto, per cui ci sono stati dei notevoli cambiamenti.
Il 31 marzo scorso, quando i dirigenti dell’azienda Pizzarotti hanno discusso il progetto di “nucleo sociale polifunzionale”, è stato chiesto a me e alla Dott.ssa Licata di verificare l’utilità del progetto per il territorio. Così nel corso degli ultimi mesi abbiamo incontrato tutti gli enti del Calatino potenzialmente interessati – Comuni, cooperative, Asp, Uepe, servizi sociali, carceri – per descrivere la nostra proposta. All’inizio erano state tante e diverse le idee di riutilizzo del residence: alla luce dei piani di zona, avevamo previsto di riservare spazi alle ex detenute o a luoghi di detenzione alternativi al carcere per le detenute madri per non far crescere i bambini nelle carceri, ma per il momento il dialogo con il ministero della giustizia è stato messo da parte. Lo stesso si dica per l’idea di un centro accoglienza per gli immigrati e per i tossicodipendenti. Resta comunque la possibilità di suddividere il residence con ingressi indipendenti per dedicarne una parte a determinate, categorie tenendo conto della necessaria compatibilità ambientale con gli altri residenti.
Se dunque la destinazione dell’area al social housing non è stata presente fin dalle prime fasi del progetto, la “impalcatura finanziaria” fornita dal social housing ha rappresentato un fattore importante per orientare il progetto in questa direzione, visto l’abbattimento dei costi che consente. Quello del social housing è un modello che sta prendendo piede in Italia perché lo Stato non ha più i soldi per sovvenzionare l’edilizia popolare e ha trovato questa strada alternativa, che prevede investitori istituzionali e privati. Ce ne sono vari in Italia, a Bergamo e Milano, Padova, Torino, in Toscana e Umbria. A Forlì è stata appena inaugurata “La città della gioia”, per conto della comunità “Papa Giovanni XXIII” di Santa Venerina: è un microcosmo, assomiglia molto al nostro progetto ma in dimensioni più piccole. Questo sarebbe il più grande social housing in Italia e il primo in Sicilia.
Pizzarotti ha già realizzato a Parma un progetto di social housing più ridotto, per dipendenti pubblici. C’è un altro esempio a Torino, mentre a Milano c’è qualcosa di molto simile a questo progetto perché insieme alle abitazioni sono state costruite una cooperativa, un centro per disabili e uno studentato. Qui, anche se non abbiamo ancora contattato l’università di Catania, sta emergendo l’idea di coinvolgerla per realizzare un polo di ricerca, anche una “cittadella dello studente”, vedremo cosa si potrà fare in tal senso. Entro il 31 luglio daremo alla Pizzarotti la nostra relazione consuntiva e finale, nella quale sarà descritto il quadro esigenziale del territorio. Per il momento possiamo dire che dai tanti incontri che in questi mesi nel corso della nostra indagine abbiamo avuto con le cooperative, gli enti – in particolare gli Iacp – e gli amministratori locali è emerso che le categorie di persone che potranno meglio beneficiare di questo progetto non sono coloro i quali vivono il disagio in maniera molto forte, per i quali anche un affitto calmierato è troppo caro, ma chi sta vivendo un problema di carattere economico non grave e comunque temporaneo: famiglie monoreddito con più di un figlio, precari, divorziati, giovani coppie, dipendenti pubblici (in particolare vigili del fuoco, vigili urbani, polizia, carabinieri), giovani professionisti, neolaureati senza contratti di lavoro stabili o che hanno iniziato un’attività indipendente e non possono per il momento affittare case dignitose a prezzo di mercato. Insomma non si pensa soltanto alla famiglia gravemente disagiata, anzi. Inoltre secondo me gran parte del villaggio sarà occupato dalle cooperative sociali. Per esempio Sol.Co pensa a un’agenzia di inclusione sociale, una sorta di contenitore in cui poter accogliere tutte le persone che si trovano in un momento difficile. Nel progetto si prevede di dotare il residence di un presidio di guardia medica situato negli spazi comuni.

Dal vostro punto di vista il progetto di riutilizzo per il residence ha buone probabilità di riuscita? Quali sono i principali ostacoli che andranno superati?

Dott.ssa Galanti – Nella vita bisogna rischiare: il futuro lo scrive chi ha il coraggio di osare. Nella serie di incontri che abbiamo avuto per presentare il progetto abbiamo chiesto a quanti siano realmente interessati di redigere una lettera di intenti. Altrove, diciamo al nord, probabilmente si sarebbe guardato in modo più lungimirante a questa opportunità per soddisfare i bisogni del sociale. I soggetti interlocutori sono molti, il che per certi versi è un dato positivo in quanto evita posizioni dominanti o di monopolio. Anche se sarebbe tanto più semplice avere solo un soggetto con il quale dialogare e anche se gli interlocutori non sono tutti allo stesso livello noi vogliamo lavorare perché veramente si possano vedere le cose con un’ottica nuova. Uniti nel “Patto Territoriale”, tutti i quindici comuni del Calatino – anche quello che inizialmente si era detto contrario – si sono impegnati a partecipare al fondo sociale, il che potrà agevolare l’iter del progetto di social housing. Lasciar sfuggire questa occasione unica significherebbe perdere una grossissima opportunità di svecchiare, di cambiare completamente quella che è la mentalità che nel sociale fino a oggi in un certo qual senso ha preso piede, quella dell’assistenzialismo. Il nostro progetto va al di là di questa mentalità. Al progetto di social housing è interessato anche il consorzio più grande di tutta la Sicilia, Sol.Co Catania con le sue centoquaranta cooperative e Sol. Calatino qui nel territorio, che ha visto nel progetto delle grosse potenzialità forse anche in virtù di una logica imprenditoriale. Il riutilizzo di questo residence è una opportunità di sviluppo per le attività: c’è un ristorante, un supermercato, tanti spazi comuni e aree verdi dove si potrebbero fare colonie per i bambini, tirocini formativi… Vanno anche considerate infrastrutture notevoli come il potabilizzatore e il depuratore. Sarebbe un motore per le politiche attive del lavoro perché genererebbe tanto indotto. Questo luogo non deve diventare una “Librino 2”, ma un golden place di tutta la Sicilia. Quello in cui noi crediamo è che sia possibile che una struttura del genere, in un territorio così difficile dal punto di vista della comunicazione, possa diventare un fulcro, un polo dove poter concentrare tutto quello che manca. Quando si parla di “ghetto” io mi rendo conto che non è stato compreso in alcun modo il senso del progetto di social housing elaborato da me e dalla mia collega. Noi stiamo lavorando per fare di questo luogo il polo di eccellenza per tutta la regione e così finalmente far parlare della Sicilia non in termini prettamente negativi ma come portatrice di valori sani, buoni, che vuole guardare avanti soprattutto dal punto di vista sociale perché siamo molto indietro rispetto al nord, dove già la mentalità riguardo al sociale si è andata rinnovando e non si parla più di assistenzialismo. Anche qui si sta cominciando finalmente a vivere il sociale in maniera diversa, si sta cominciando a parlare di politiche di inclusione sociale e di politiche attive del lavoro. Le possibilità di lavoro per la popolazione del Calatino verranno da sé con lo sviluppo e la vitalità del centro sociale polifunzionale, in un primo tempo per manodopera che realizzerà le trasformazioni strutturali agli edifici e poi per educatori, psicologi e altri operatori del sociale. La stessa manutenzione del residence è una fonte di lavoro e si potrebbero attivare tantissimi tirocini formativi anche utilizzando il depuratore, il potabilizzatore, il fotovoltaico che sarà costruito a breve.
La prospettiva del “ghetto” è esclusa in partenza perché noi non abbiamo pensato di chiudere il villaggio in sé stesso ma al contrario abbiamo l’obiettivo di renderlo quanto più aperto possibile: a parte un asilo, i bambini frequenteranno le scuole dei paesi vicini; i genitori andranno a lavorare altrove, dall’esterno verranno organizzati qui corsi, per la formazione e l’orientamento scolastico e professionale, abbiamo progettato un centro permanente di orientamento. Anche i campi sportivi possono essere un luogo di scambio con l’esterno, abbiamo già avuto contatti con la Società di Rugby e c’è il progetto per una piscina. Inoltre questa potrebbe essere anche la sede per un centro commerciale.
Un posto del genere non potrebbe essere scevro di un’agenzia di coordinamento che è prevista dal progetto, per effettuare un monitoraggio costante sulla situazione della struttura e il mantenimento degli obiettivi prefissati. Tutto ciò sta a dimostrare come l’idea del “ghetto”, del luogo chiuso senza contatti con l’esterno è legata a una non conoscenza del nostro progetto di social housing. Un progetto che mira all’inclusione sociale non può sostanziarsi in una esclusione o in una ghettizzazione.

Ing. Rubino, il residence per come è attualmente risponde alle caratteristiche previste dalle leggi sul social housing?

– Per legge il social housing fissa a un limite massimo di 85 mq. la grandezza delle abitazioni destinate alle famiglie, mentre tale limite non vale per le cooperative. Si renderà quindi necessario intervenire sulle abitazioni per dividere il piano terra dal piano superiore. Alle cooperative che necessiteranno di più spazio si risponderà unendo due o più unità abitative.
Altro punto definito dalla legge è che i villaggi siano all’avanguardia dal punto di vista ambientale e energetico, quindi la raccolta differenziata dovrà essere mantenuta. Un’altra cosa che installeremo entro dicembre – abbiamo già presentato la Dia al Comune di Mineo – è un impianto fotovoltaico da un megawatt (mille kw) di picco, “parzialmente integrato”, che verrà posizionato su cinquantacinque edifici di questo residence.
Al problema della distanza dai vari centri abitati la Pizzarotti è disposta a far fronte con un servizio bus.
Naturalmente va verificata la sostenibilità e la fattibilità del progetto dal punto di vista economico, una volta che lo avremo in forma definitiva. Anche i costi per la manutenzione del residence possono variare notevolmente perché dovrannno adeguarsi al canone calmierato, pur mantenendo un buon livello. Noi dobbiamo essere competitivi rispetto a quello che è il mercato in questo territorio, per esempio a Mineo ci sono affitti molto bassi.I canoni calmierati per le famiglie si dovrebbero aggirare intorno ai venticinque euro al metro quadro annuo (meno di duecento euro mensili per una casa di ottanta metri quadri); un po’ di più per le cooperative, ma ancora si tratta di informazioni non confermate né confermabili perché non esiste ancora il fondo immobiliare. Se ci sarà la possibilità, il canone potrebbe scendere anche a sedici euro, come ha ipotizzato in alcuni incontri pubblici l’Ing. Buttini.
Ancora sulla definizione dei costi di gestione e manutenzione che avrà la struttura nella sua nuova destinazione d’uso, tra le variabili che possono influire c’è anche l’alternativa che l’eventuale servizio navetta sia incluso oppure a carico dei comuni.

Oltre all’iniziativa di comunicazione che è avvenuta a Mineo l’8 luglio u.s., come intendete coinvolgere i cittadini e informarli del vostro progetto, così da ridurre per quanto possibile paure e rischi di fraintendimento riguardo alle vostre intenzioni?

Dott.ssa Galanti – L’incontro che intendiamo organizzare al residence con tutti i soggetti potenzialmente interessati al progetto si svolgerà nella seconda metà del mese di settembre. Ci dovrà essere un tavolo al quale dovranno sedersi tutti i comuni dell’area con sindaci, assessori e i dirigenti dei servizi sociali. Sicuramente sarà coinvolta la stampa, c’è da capire se non sarà il caso di tenere prima un incontro più ristretto per definire bene tutti i punti del progetto e poi uno più allargato per presentarne la versione definitiva.

Per ulteriori approfondimenti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...