Processo del depuratore – i Vigili del Fuoco raccontano quel pomeriggio dell’11 giugno

di Leone  Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2010.07.21 – Martedì 20 luglio 2010 si è svolta presso il Tribunale di Caltagirone l’udienza pubblica per il processo del depuratore. Dopo le testimonianze dei Carabinieri, sono stati ascoltati i componenti della squadra di Vigili del Fuoco che nel pomeriggio dell’11 giugno 2008 raggiunsero il depuratore di Mineo per compiere i primi accertamenti e recuperare i corpi delle sei persone che avevano perso la vita nella vasca dei fanghi tossici.

Chiamati alle 16.45, i Vigili del Fuoco arrivano al depuratore in quindici minuti. Trovano il cancello aperto e un veicolo, l’autocisterna che ha il tubo (“nasco”) di aspirazione incastrato in una valvola – in seguito verrà tagliato per rimuovere l’automezzo. Per terra alcune griglie di protezione dell’accesso alla vasca erano state rimosse e giacevano di lato. Una scala sporgeva di qualche gradino. Dalla vasca un odore sgradevole, per cui vengono subito attivati gli strumenti di rilevazione di sostanze nocive.
Per i Vigili del Fuoco la rapidità è la cosa più importante, anche rispetto alla precisione delle misure. Gli strumenti sono all’avanguardia – un Pid per la ionizzazione, uno spettrometro portatile, il rilevatore di raggi gamma – ma hanno un margine di errore del 25%. Servono a avvisare i soccorritori dei pericoli che non si vedono, come radiazioni o gas inodori. Altri verranno in seguito a compiere analisi più accurate.
Si rileva presenza di acido solfidrico; è necessario indossare tute protettive e respiratori con bombole per scendere nella vasca.
Con un argano e una barella, lentamente, si recuperano i corpi. Il caso ricorda, ma solo in parte, quanto successo  a Riposto, dove alcuni tecnici erano deceduti in un pozzetto dell’Enel per intossicazione da monossido di carbonio. Qui si vedono tutti e sei in mezzo al fango, vicino alla scaletta, in parte sovrapposti l’uno sull’altro. Caduti mentre scendevano o fermati nel tentativo di risalire?
Le salme, distese a poca distanza, vengono lavate con getti d’acqua e subito appare chiaro che nessuno di loro aveva il benché minimo indumento protettivo. Alcuni erano perfino a torso nudo, vista la calda giornata. E’ forte il contrasto tra gli scafandri dei soccorritori e i normali vestiti dei defunti, quasi fossero là per puro caso e non a affrontare i rischi di un luogo come quello. Starà al processo spiegare l’assenza di un qualsiasi “dispositivo di protezione individuale”.
Per i Vigili del Fuoco la giornata termina alle 22.30. Sul loro rapporto scriveranno che la causa del decesso è forse “stordimento da inalazione di gas tossici”, quindi non semplice “asfissia”.

Altri testimoni saranno ascoltati nella prossima udienza pubblica, la cui data verrà comunicata in tempo utile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...