Processo del depuratore – iniziano a parlare i testimoni

[“La Sicilia”, domenica 18 luglio 2010]

È cominciata – con l’audizione di due sottufficiali dell’Arma dei carabinieri della compagnia di Palagonia – la lunga istruttoria dibattimentale nel processo che, davanti al Tribunale penale di Caltagirone, vede imputati – a diverso titolo – sette fra amministratori, dirigenti e funzionari del Comune di Mineo e rappresentanti dell’impresa per la strage nel depuratore di Mineo.
Nell’incidente, avvenuto l’11 giugno del 2008, a causa delle esalazioni tossiche formatesi nel pozzetto di ricircolo dei fanghi, morirono i dipendenti comunali Giuseppe Zaccaria, 47 anni, Natale “Giovanni” Sofia, 37, Giuseppe Palermo, 57, e Salvatore Pulici, 37, e due operai della ditta incaricata dell’espurgo, Salvatore Tumino, 47 anni, di Ragusa, e Salvatore Smecca, 47 anni, originario di Gela.
I due carabinieri hanno ricostruito gli accadimenti immediatamente successivi alla tragedia con l’ausilio di filmati, che hanno proposto immagini “forti”, relative in particolare al ritrovamento dei corpi dentro il pozzetto e alla loro estrazione e identificazione. I due sottufficiali hanno inoltre riferito sulle indagini riguardanti la ditta Carfì e su alcuni particolari da cui, secondo l’accusa, sembrerebbero emergere responsabilità della stessa impresa nello smaltimento di idrocarburi. Prossima udienza alle 9 di martedì 20 luglio per l’esame di altri testimoni. Secondo la Procura di Caltagirone, la morte dei sei sarebbe stata provocata dalle esalazioni prodotte dallo sversamento illecito nella vasca di idrocarburi dall’autobotte della ditta.

M. M.

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