Nuovi sviluppi nell’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di 12 persone.

[fonte]

2010.03.14

L’inchiesta prosegue. L’operazione «Settimo cerchio », nata da un controllo amministrativo della Polstrada di Caltagirone e condotta, oltre che da quest’ultima, dai carabinieri della compagnia di Palagonia e dai militari della Guardia di finanza calatina, ha segnato un momento importante nelle indagini – con l’arresto di 12 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’usura e alle estorsioni – ma non conclusivo. Lo aveva anticipato – poche ore dopo l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi – lo stesso procuratore Francesco Paolo Giordano, facendo intravedere la possibilità di ulteriori risvolti. E adesso la conferma giunge dal febbrile lavoro degli inquirenti, impegnati a vagliare la corposa documentazione e ad acquisire altri riscontri, specie sotto il profilo finanziario e contabile, che potrebbero portare al coinvolgimento di altre persone.


Si tratterebbe di insospettabili che potrebbero avere avuto un ruolo all’interno della presunta gang soprattutto in un «filone» (quello delle truffe tentate o portate a termine ai danni di alcune finanziarie) su cui sembrerebbe adesso concentrarsi la «macchina» investigativa. Alcune intercettazioni ambientali (all’interno dell’autosalone dei Villeggiante) e telefoniche indicherebbero l’esistenza di un gruppo che avrebbe «costruito» ad arte i requisiti per l’accesso a consistenti finanziamenti. Non mancherebbero episodi «strani», come quello che avrebbe avuto avuto come protagonista un prestanome: «Mi hanno chiamato dalla finanziaria – afferma in dialetto – e mi hanno chiesto notizie, ma io non ho saputo rispondere e ho chiuso, facendo finta che si era interrotta la comunicazione». Intanto, alcune novità potrebbero arrivare dalle denunce di altre, eventuali vittime dei presunti cravattari, incoraggiate dalla circostanza che «Settimo cerchio» è anche il frutto delle rivelazioni di alcuni usurati, che hanno così squarciato il velo di omertà. Dai racconti degli «strozzati» emergerebbero storie di sfruttamento dello stato di bisogno in cui si trovavano alcuni commercianti e non solo, costretti a firmare assegni per cifre maggiorate a garanzia dei propri debiti e poi, data l’impossibilità di pagare a causa della crescita esponenziale delle somme, entrati in una spirale che non ha lasciato loro scampo. In questo quadro sarebbero maturate pure due aggressioni, avvenute entrambe a Mineo (l’una il 31 marzo 2009, l’altra poco più di un mese fa) e riconducibili – secondo gli inquirenti – alle violente pratiche di recupero del credito da parte della banda. Ma gli indagati continuano a respingere gli addebiti. Ieri mattina, nel carcere di Voghera, è stata la volta di Giuseppe Villeggiante, 49 anni, di Caltagirone, indicato come il capo dell’organizzazione e difeso dall’avvocato Massimo Favara. Villeggiante ha detto di conoscere solo qualcuno degli altri indagati e di avere intrattenuto con lui soltanto rapporti legati alla compravendita di autoveicoli. Ha sostenuto di non avere mai avuto alcun rapporto «né con organizzazioni criminali, né con alcuna attività usuraia».

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