Mineo: 1639 firme per l’acqua

di Carlo Blangiforti [da “ItaliaNotizie“]

Lunedì, 8 giugno 2009 alle ore 16,00, presso gli uffici del Comune di Mineo (Catania) i 7 rappresentanti del Comitato cittadino “Acquabenecomune” (Nello Blangiforti, Salvatore Nascarella, Antonio Romano, Carmelo Rossi, Alessandro Salerno, Sebastiano Sinatra, Leone Venticinque) hanno consegnato al Segretario comunale una proposta di delibera d’iniziativa popolare con in calce 1.639 firme.
La campagna per la raccolta firme, iniziata alcune settimane fa, intendeva spronare gli amministratori locali affinché modificassero lo Statuto comunale inserendo nella carta comunale la dichiarazione formale che le risorse idriche fossero considerate come bene inalienabile di tutta la collettività e non come mera merce concedibile in monopolio ai privati.
Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Giuseppe Castania, l’Assessore Giuseppe Biazzo, il Presidente del Consiglio comunale Biagio Tamburello e il Segretario comunale Alberto D’Arrigo. In un’atmosfera assolutamente cordiale e collaborativa l’amministrazione ha preso atto della proposta di delibera firmata da un così alto numero di cittadini e si è dichiarata già da tempo impegnata per risolvere il problema.
In tarda serata raggiungiamo telefonicamente due dei rappresentanti del Comitato, Leone Venticinque e Nello Blangiforti, coordinatore di Sinistra Menenina e consigliere comunale. Sinistra Menenina è parte attiva nel Comitato.

«Come valutate la risposta della cittadini di Mineo alla vostra iniziativa?»
«Le proposte di delibera d’iniziativa popolare devono essere sottoscritte da almeno 1/5 degli iscritti alle liste elettorali (circa 7.300)» – dichiara Venticinque – «Il Comitato ha raccolto più di 1600 firme, i primi ad esser sorpresi siamo stati proprio noi. Il numero di sottoscrizioni è un ottimo risultato se si pensa che i residenti ufficiali sono 5.300 e i votanti, in media, non superano i 3.000. Durante l’incontro con il Sindaco ho messo in evidenza che l’iniziativa di raccolta firme, attuata a stretto contatto con la popolazione (in piazza, durante la fiera del venerdì, casa per casa e in altri luoghi d’incontro come bar ecc.) ha costituito anche l’occasione per rilevare il grado di informazione dei cittadini sul tema. È emerso un vuoto di conoscenza generalizzato che a mio parere è il segnale di una distanza tra cittadinanza e classe dirigente…»

«Bisogna dire che l’exploit è notevole tenendo inoltre conto del fatto che il numero dei residenti effettivi è in realtà ancora minore. Ma perché una iniziativa del genere?»
«È fondamentale inserire nella carta comunale una dichiarazione che sottolinei il valore etico delle risorse idriche. Riconoscere nello Statuto Comunale» – dichiara Nello Blangiforti – «l’accesso all’acqua come diritto umano inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico è atto di civiltà che dobbiamo anche a chi verrà dopo di noi!»

«Non temete che la vostra iniziativa abbia potuto generare allarmismi senza fondamento e che la gente abbia firmato terrorizzata dal possibile aumento delle tariffe?»
«Credo proprio di no. Fra l’altro i più allarmati da questo punto di vista, chissà perché, erano proprio quelli che alla fine non hanno firmato!»

«Le richieste del Comitato menenino, come di altri comitati sorti in ogni angolo della penisola, hanno una forte base etica.»
«È importante che si comprenda che le risorse idriche rappresentano una fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi e gli esseri viventi e sono pertanto un bene comune dell’umanità tutta. Si tratta di un bene comune universale, che appartiene a tutti. L’accesso all’acqua è un diritto inalienabile che non può essere proprietà di nessuno.»

«Sig. Venticinque, qual è la sua personale opinione riguardo l’argomento?»
Per l’acqua come per qualsiasi altro elemento necessario alla vita delle persone (mangiare, avere un tetto sulla testa, studiare, muoversi ecc.) non sono contrario alla presenza di un’offerta diversificata che, sulla base dell’effettiva concorrenza tra più operatori anche privati, consenta a ciascun utente di fare la propria scelta di volta in volta in base ai propri criteri (costo, qualità, valori etici ecc.). Nel caso specifico, come da volantino diffuso nelle scorse settimane, si esprimeva la contrarietà a una prospettiva di monopolio privato, quale è la cessione in toto del servizio idrico a una sola azienda. Poiché fino a prova del contrario non sembra realizzabile una qualsiasi forma di concorrenza nel settore del servizio idrico visto che la rete è una sola (invece per le acque minerali in bottiglia ognuno compra quella che preferisce), ne consegue che allo stato degli atti l’opzione più vantaggiosa per la popolazione di Mineo è il mantenimento della gestione idrica comunale, che finora ha funzionato bene.»

«E che rapporti ha il Comitato con partiti politici, con un’organizzazione politica come Sinistra Menenina?»
«Se è vero che inizialmente la Sinistra Menenina ha dato l’impulso all’iniziativa sulla questione dell’acqua, il Comitato Cittadino ha una propria vita, separata dai partiti politici. Siamo semplici cittadini accomunati da un progetto comune. Le differenze che ci sono tra la mia personale opinione e le tesi sostenute dal Consigliere Blangiforti [coordinatore di Sinistra Menenina, NdA] mostrano l’esistenza di una pluralità di orientamenti che si sono ritrovati nel Comitato “Acquabenecomune” e che nei fatti non costituiscono un impedimento di qualsiasi genere all’azione concertata verso un obiettivo condiviso.

«Come dovrebbe intervenire l’Amministrazione comunale in questo ambito?»
«L’iniziativa sarebbe sterile se non si accompagnasse ad un’opera di sensibilizzazione presso i cittadini sul valore dell’acqua. Bisogna informare i menenini sui vari aspetti che riguardano l’acqua nel nostro territorio, sia ambientali che gestionali, è necessario contrastare il crescente uso delle acque minerali e nel contempo promuovere l’uso dell’acqua comunale per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici pubblici; sensibilizzare la cittadinanza ad un uso responsabile delle risorse idriche, incentivare l’uso dei riduttori di flusso, promuovere l’introduzione di impianti idrici duali ecc. Il Comitato propone che la popolazione venga dettagliatamente e regolarmente informata sulla qualità dell’acqua, che vengano pubblicate le analisi chimiche e biologiche dell’acqua distribuita in ogni quartiere e contrada.
«La battaglia passa anche attraverso la riduzione dei consumi e la modulazione delle tariffe allo scopo di premiare i più attenti.» – aggiunge Blangiforti – «Non bisogna dimenticare il dettato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: garantire la gratuità della quantità di acqua minima vitale, almeno 50 litri per persona al giorno».

«Diverse comunità locali italiane hanno intrapreso azioni simili…»
«Infatti per questo è necessario che l’Amministrazione di Mineo aderisca e sostenga le iniziative del Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
A tale proposito alcuni giorni fa la Giunta Comunale ha deliberato di aderire al comitato regionale Enti Locali e di appoggiare una a proposta di legge regionale di iniziativa popolare.
I rappresentanti del Comitato hanno accolto positivamente l’iniziativa della Giunta anche se auspicano una discussione più ampia in sede di Consiglio Comunale e verso la cittadinanza.

«Il Sindaco pare non sia contrario, almeno in linea di principio, a altre vostre proposte…»
«Sarebbe interessante» – afferma Leone Venticinque – «che alcuni rappresentanti del Comitato potessero spiegare la proposta in Consiglio e che, per rispondere ad un principio di trasparenza e partecipazione alla cosa pubblica, la seduta venisse videoregistrata e trasmessa attraverso il sito del comune [http://www.comune.mineo.ct.it] o anche sul popolare YouTube, se sarà il caso. Questo atto va inteso come finalizzato all’aumento dell’informazione diffusa, con costi tecnologici e finanziari contenuti (videocamere e internet), in considerazione del fatto che in una democrazia ben funzionante partecipazione e informazione dovrebbero procedere insieme.»
Le problematiche legate alla gestione dell’oro blu hanno una valenza anche di geopolitica internazionale, in futuro si acuiranno gli scontri politicomilitari in quei quadranti del planisfero in cui la tensione idrica è più forte. Dichiara il geografo francese Christophe Victor: «La quantità d’acqua potabile disponibile è crollata del 50% in Asia nel corso degli anni ‘90. Si stima che nel 2025 Cina, India e Pakistan conosceranno seri problemi di penuria idrica a meno che non si mettano in opera azioni di pianificazione a livello sovranazionale». Non è questa la sede per ribadire il peso economico e demografico di potenze militari quali i tre giganti asiatici.
La pressione della richiesta idrica mette in difficoltà tutte le grandi metropoli del terzo mondo. Città del Messico (18 milioni di abitanti) vive drammaticamente i problemi di approvvigionamento idrico. In Indonesia il 50% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile; in Laos, Nepal e Bhutan si arriva al 75% della popolazione.
Gli scarichi fognari inquinano sovente le falde e i fiumi: in Brasile il 90% dei posti letto negli ospedali pubblici sono occupati da pazienti affetti da malattie legate all’inquinamento batteriologico delle acque. Anche nei paesi occidentali si hanno problemi simili: l’acqua non risulta potabile in diverse provincie italiane per via di inquinamenti da nitrati dovuti alle coltivazioni e all’allevamento intensivo di maiali, polli o vacche.
In altri regioni del mondo sono la costruzione di nuove dighe e la deviazione dei fiumi a creare tensioni politiche: tra Turchia, Iraq e Siria (i bacini del Tigri e dell’Eufrate); tra Israele, Palestina e Giordania (il Giordano); tra Brasile e Bolivia (il Rio Madeira); tra India e Bangladesh (la diga di Tipaimukh), tra Egitto e Etiopia e tra Sudan e Uganda (il Nilo) ecc. E a queste problematiche si aggiungono i fenomeni di desertificazione presenti in ampie aree del pianeta.
La battaglia per l’acqua è, dunque, una battaglia di pace e solidarietà. «Proponiamo di destinare un centesimo al metro cubo di acqua consumata per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione di impianti idrici attraverso la cooperazione internazionale».
Evidentemente nelle nostre città c’è chi vorrebbe per sé e per i propri figli una società diversa da quella immaginata dai potenti, dalle banche e dagli speculatori internazionali. Ah, niente acqua in bocca, mi raccomando parlate in giro…

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