“Zaccaria era rientrato dalle ferie per seguire i lavori”

<<Zaccaria era rientrato dalle ferie per seguire i lavori>>

di Mariano Messineo

“La Sicilia”, 12 giugno 2008, p. 4

Mineo. Avevano sognato per anni un’occupazione sicura. Ma hanno trovato la morte per quel lavoro tanto agognato. Proprio nel momento in cui le incertezze avevano ceduto il passo alla stabilità. Giuseppe Zaccaria, di 47 anni, era un tecnico esperto.
Perito industriale, era entrato al Comune di Mineo dopo aver lavorato per anni nell’impresa Pietrarossa. A seguito della chiusura della ditta, era andato in cassa integrazione e, in mobilità lunga, era arrivato al Comune di Mineo come lavoratore socialmente utile. Anni di speranze, i suoi, coronati, il 31 dicembre 2001, dall’ingresso al Municipio dalla porta principale: operaio prima, funzionario poi. Era il responsabile della sicurezza dell’impianto di depurazione. Un uomo affidabile e ligio al dovere.
<<Si trovava in ferie – racconta, lacrime agli occhi, Marcello Zampino, architetto, capo dell’Ufficio tecnico -, ma era rientrato per coordinare quello che si presentava come un intervento di routine. E invece è morto assieme a tutti gli altri. Non riesco a farmene una ragione: eravamo una squadra, anzi, una vera famiglia. Adesso siamo tutti attoniti, a piangere per quegli amici che non ci sono più>>.
Nello Simili e Maurizio Vitale erano suoi compagni di scuola all’Istituto tecnico industriale di Caltagirone. Entrambi lo ricordano come <<una gran brava persona. Non ci sembra vero che Pippo siamorot, in fondo a quella maledetta vasca>>. <<Di fronte a tragedie come questa – aggiunge Simili -, è difficile fare commenti. Di Pippo e di tutti gli altri ci resterà, forte, incancellabile, il ricordo di padri di famiglia esemplari.
Pochi anni fa Zaccaria e la moglie avevano adottato un bambino: un atto di generosità che era anche il frutto della conquistata serenità economica.
Anche Natale “Giovanni” Sofia, di 37 anni, lavorava nell’impresa Pietrarossa come addetto alla manutenzione degli impianti elettrici e, passato al Comune come precario, era entrato in pianta stabile lo stesso giorno di Zaccaria. Accomunati nel felice momento dell’assunzione come in quello tragico, che ha spezzato le loro vite. Lascia la moglie e due figli in tenera età.
Giuseppe Palermo, di 57 anni, era il più anziano del gruppo. Aveva due figli grandi: una si sarebbe dovuta sposare il mese prossimo, ma la tragedia la costringerà probabilmente a rinviare il matrimonio. Aveva l’hobbi della caccia ed è descritto come <<l’amico di tutti>>. Ora sono in tanti a piangerlo.
A sognare un lavoro stabile era rimasto solo Salvatore Pulici, il custode del depuratore, 37 anni. Era contrattista e, per lui, impiegato a tempo (36 ore settimanali) la tanto agognata stabilizzazione non appariva lontana. <<Eravamo compari perché gli avevo battezzato il suo primogenito. racconta fra i singhiozzi Antonio Savoca, carrozziere – eravamo molto uniti e lui era un gran bravo ragazzo, uno sportivo che amava andare in mountain bike, ma anche un uomo che amava tanto il lavoro e la famiglia.
<<Anch’io ho pulito tante volte quella vasca – racconta Amarù, altro tecnico comunale – Oggi (ieri, n.d.r) mi sarei potuto trovare pure io al posto di uno dei miei poveri colleghi. Non capisco cosa può essere accaduto. Avevamo chiamato una ditta specializzata nell’espurgo proprio per evitare pericoli e l’operazione di ieri rientrava nella normalità>>.
Anche Salvatore Ocello è dipendente dell’Ufficio tecnico del Comune: <<Non ci sono parole – dice – per descrivere i nostri sentimenti. I miei colleghi erano tutte persone professionalmente qualificate, che non avrebbero mai commesso un’imprudenza. Ma la tragedia era dietro l’angolo. E ieri quel depuratore nuovo (era in funzione da appena cinque anni) si è trasformato in una bara per i quattro poveri impiegati comunali e per i due operai ragusani. Morti l’uno vicino all’altro, nell’estremo tentativo di ribellarsi a un destino atroce.

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