Morti abbracciati nel fango dentro una “camera a gas”

“La Sicilia”, 2008.06.12. p.3

Una tragedia inspiegabile. Forse una pompa è entrata all’improvviso in azione riversando fango letale che è stato ingurgitato dalle sei vittime.

Mineo, ma anche Ragusa, in lutto. La disperazione dei familiari, insofferenti anche alla presenza di giornalisti e telecamere.

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Le tre ipotesi
1) Asfissia – Due operai avrebbero calato una scala in alluminio nella vasca che ogni mercoledì veniva ripulita e sarebbero entrati con un tubo che immette acqua ad alta pressione in un locale per pulire il filtro dai fanghi di depurazione che poi sarebbero stati caricati su un camion. Avevano tolto, quindi, la griglia di protezione e messo una scala per scendere. A quel punto, probabilmente, il primo e secondo operaio si sono sentiti male per effetto delle esalazioni tossiche. E’ attendibile che poi gli altri quattro abbiano cercato di aiutare i loro colleghi, perdendo però a loro volta la vita.
2) Scossa elettrica – Potrebbe essere stata una dispersione elettrica a causare la morte dei sei operai nel depuratore di Mineo.
3) Fango – Nella vasca mentre vi erano le vittime sarebbe entrato in funzione per motivi ancora da precisare una pompa che avrebbe riversato fango. Così la vasca si sarebbe riempita di una sorta di sabbie mobili che avrebbe reso difficile stare in equilibrio e le 6 persone avrebbero ingurgitato parte dei fanghi e respirato inalazioni letali.

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La ricostruzione:
1) Mattina: uno dei sei operai impegnati a lavorare nel depuratore consortile del Comune di Mineo (Catania), si sente male all’interno della camera di raccolta dei fanghi pesanti (5 metri per cinque e profonda 3 metri). Ancora da accertare se vi sia sceso volontariamente, o se vi sia caduto accidentalmente.
2) I compagni di lavoro (forse richiamati da un’invocazione di soccorso) si precipitano ad aiutarlo. Uno dopo l’altro si calano all’interno di quella sorta di pozzo. Ma, uno dopo l’altro rimangono vittime delle esalazioni e si accasciano esanimi.
3) Pomeriggio: allertati dai familiari degli operai che da ore non hanno notizie dei congiunti, i dirigenti dell’Ufficio tecnico del Comune di Mineo inviano un tecnico per un sopralluogo nel depuratore che dista quattro chilometri dal centro urbano.
4) Il tecnico scopre i cadaveri in fondo alla camera di raccolta e dà subito l’allarme. Poi, si sente male e si accascia. Di lì a poco, giungono vigili del fuoco, carabinieri e volontari. Per i sei operai, purtroppo, non c’è nulla da fare. Per recuperare i loro corpi occorreranno ore e attrezzature speciali.

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Morti abbracciati nel fango dentro una “camera a gas”

I due tecnici sono svenuti, i 4 dipendenti comunali hanno cercato di aiutarli

Tony Zermo

Sei cadaveri in mezzo metro di fango, in fondo a una vasca di depurazione. “Abbracciati come in un atto d’amore”, dice il parroco don Miné Valdini che ha benedetto quei poveri corpi. Dopo la strage alla Thyssen di Torino (sette morti) è la più grave tragedia del lavoro accaduta negli ultimi anni. Si è consumata in pochi attimi, senza testimoni, nella vasca del depuratore comunale che si trova a metà di una disselciata stradella di campagna alle porte del paese.
La vasca del depuratore era coperta da una grata metallica. Per ripulire il filtro, operazione che si fa il mercoledì di ogni settimana, e ieri era mercoledì, erano stati chiamati due operai di una ditta specializzata di Ragusa, la Carfì, convenzionata con il Comune di Mineo.
I due, Salvatore Tumino, di 47 anni e Salvatore Smecca di 35, avevano tolto la grata e calato una scaletta di ferro per scendere al fondo. Vicino a loro c’erano quattro dipendenti dell’Ufficio manutenzione del Comune, il caporeparto Giuseppe Zaccaria di 47 anni, Giovanni Natale Sofia di 37, Giuseppe Palermo di 57 e Salvatore Pulici di 37, precario.
Cosa sia accaduto non si sa, al momento si possono fare solo ipotesi. Di certo i quattro dipendenti comunali non dovevano essere in fondo a quella vasca, ci dovevano stare solo i due della ditta Carfì che con un potente getto di acqua ad alta pressione avrebbero dovuto pulire la vasca e il filtro intasato. Perché sono morti tutti e sei in mezzo a quel fango? Forse uno dei due operai della Carfì di Ragusa ha accusato un malore, è scivolato a terra, e a quel punto i quattro comunali sono subito scesi dalla scaletta per portare soccorso e sono morti tutti. Molto probabilmente per esalazioni venefiche.
Dice il comandante dei vigili del fuoco del compartimento Sicilia, ing. Calogero Murgia: <<I corpi erano accanto alla vasca centrale, nella camera di raccolta dei fanghi pesanti, larga 5 per 5 e profonda 3 metri, un buco pieno di miasmi. A scendere sotto saranno uomini protetti da tute scafandrate e pressurizzate>>. Alle 22,30 le operazioni di recupero erano terminate e i corpi portati in superficie.
Un’altra ipotesi avanzata dal comandante provinciale dei carabinieri di Catania, colonnello Giuseppe Governale, è questa: <<Una pompa entrata in funzione per motivi ancora da precisare avrebbe riversato del fango. Così la vasca si sarebbe riempita di una sorta di sabbia mobile che avrebbero reso difficile restare in equilibrio e le sei vittime avrebbero ingurgitato parte dei fanghi e respirato inalazioni letali>>.
La terza ipotesi, improbabile, è che uno degli operai ragusani abbia toccato un filo scoperto dell’energia elettrica ed è rimasto folgorato, e così via via tutti gli altri in una tragica catena. In questo caso i corpi dovrebbero portare tracce di ustioni. <<Ma sono coperti di fango, non si può vedere nulla al momento. La vasca si è presentata semivuota, alcuni dei cadaveri avevano la faccia rivolta in aria, come se cercassero di respirare>>, ha detto l’ing. Spanò, capo dei vigili del fuoco di Catania.
Come s’è detto, non è stato facile tirare fuori i corpi. Sono intervenuti anche gli uomini della Saf (Speleo alpino fluviale) con maschere antigas e bombole di ossigeno. I parenti delle vittime sono in attesa di abbracciare i corpi dei loro cari e identificarli, mentre per le indagini giudiziarie è arrivato il procuratore Capo di Caltagirone Onofrio Lo Re.
Nessuna delle sei vittime aveva una qualche protezione, le mascherine sul viso o altro. Era un lavoro di routine che non aveva mai dato problemi, e poi era gente esperta che faceva da anni questo mestiere. Probabilmente la tragedia è avvenuta in mattinata, per ore nessuno se n’è accorto, anche perché è una zona isolata dove non si reca nessuno, tranne quelli che hanno in consegna il depuratore.
Solo con il passare del tempo le famiglie hanno cominciato a preoccuparsi e nel primo pomeriggio alle 15,30 il sindaco Giuseppe Castania ha mandato un dipendente comunaale a vedere cosa era successo. L’uomo è andato, ha visto quei corpi inanimati e ha telefonato subito, poi è stato colto da choc emotivo.
Erano morti tutti e sei e nessuno di loro era stato in grado di lanciare l’allarme. Morti in silenzio, intossicati dai fumi del depuratore comunale. Depuratore che serve a pulire le acque nere di fogna per poi rilasciarle nei terreni. C’era un progetto per l’utilizzo di queste acque ripulite dall’impianto, è stato presentato, ma mai finanziato. Insomma, un depuratore che in fondo serve a poco.
Intorno a noi scene di disperazione, che a volte si è trasformata in comprensibile insofferenza per le troppe telecamere, qualcuno ha anche lanciato pietre. Lungo la stradella polverosa che porta al depuratore abbiamo visto donne vestite di nero sorrette a braccia mentre piangendo si inerpicavano per la salita. Le donne siciliane di una certe età quasi sempre vestono di nero, già pronte al lutto. I morti erano giovani, quasi tutti sposati e con figli. Conosciutissimi a Mineo, un paese precipitato all’improvviso nella tragedia. E domenica dovrebbero esserci le elezioni comunali. Dice il sindaco Castania: <<In queste condizioni come si fa a dire alla gente di andare a votare, chiederemo di spostare la data. Oggi tutta Mineo è in lutto>>.
I funerali si svolgeranno a spese del Comune e sarà decretato il lutto cittadino. Ma anche a Ragusa c’è dolore profondo per i due dipendenti della ditta Carfì accomunati nella stessa inspiegabile tragedia. Chi poteva mai pensare che quel depuratore pulito ogni settimana senza alcun problema potesse trasformarsi in una camera a gas per motivi ancora tutti da chiarire? Eppure anche in questo caso c’è stato un mancato rispetto delle regole di sicurezza sul lavoro. I quattro dipendenti comunali sono morti per soccorrere i due della ditta ragusana in uno slancio di fraterna generosità. Ma quanti morti dobbiamo ancora piangere?

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