In quell’angolo del vallone dove ha traslocato il dolore

 

“La Sicilia”, 12 giugno 2008, p. 4

La tragedia di Mineo – Lo strazio collettivo

Le lacrime. Parenti e amici uniti in una composta disperazione. Anche il sindaco Giuseppe Castania è sconvolto: <<Sarebbe meglio rinviare le elezioni>>

In quell’angolo del vallone dove ha traslocato il dolore

Una madre straziata piange e chiama il suo <<picciriddu>>

di Nunzio Casabianca

Mineo. <<Figghiu miu, picciriddu>>. La madre di Giovanni, una delle sei vittime della tragedia che ha sconvolto Mineo, continua a chiamare il suo ragazzo che, ormai da diverse ore, giace senza vita in fondo a quella maledetta vasca del depuratore comunale. E’ straziante. Non smette un attimo. Lo chiama e si dispera. Nessuno riesce a trattenere la sua disperazione di mamma. Sostenuta da due familiari, ha pure cercato di varcare il cancello, controllato da carabinieri e vigili urbani, ma inutilmente. <<Lo voglio vedere, fatemelo vedere il mio picciriddu>>.
Il sole è alto e caldo, a momenti quasi insopprotabile. Le urla dei parenti più prossimi si confondono con le sirene dei vigili del fuoco, dei carabinieri, della polizia, dei vigili urbani, delle ambulanze. Dal cielo, a ritmo costante, il rumore di un elicottero dei vigili del fuoco, rimbomba su quel vallone dove, per un pomeriggio, ha traslocato il dolore. C’è mezzo paese, forse di più.
Sulla stradina che si inerpica fino all’ingresso del depuratore, tra rovi e polvere, si consuma il dolore dei parenti, degli amici. Un gruppetto di ragazzi è seduto per terra, a gambe incrociate. Piangono. E man mano che arrivano gli altri, c’è uno di loro, sempre lo stesso, che ripete i nomi dei compagni perduti: <<Peppe, Giovanni, Giuseppe, Salvatore. Ma perché sono morti. Stavano facendo solo il loro lavoro. E lo sapevano fare bene. Questo depuratore lo conoscevano come le loro tasche. E oggi qui sono morti>>.
La zia di Salvatore Pulici trattiene a stento le lacrime. E con voce rotta dal dolore sussurra: <<Era un brav’uomo. Un grande lavoratore. Non si può morire così. Penso a lui, a sua moglie, ai suoi genitori. E ai suoi figli, poveri bambini. La più piccola, appena otto mesi, l’aveva battezzata il mese scorso. Non conoscerà mai suo padre>>.
Tutti vengono descritti come persone esperte. Su Giuseppe Zaccaria, un collega del Comune racconta: <<Era il responsabile della sicurezza del depuratore e per questo era voluto rientrare dalle ferie per sovrintendere i lavori. Era una persona scrupolosa e responsabile. E’ morto senza un perché facendo il suo dovere>>.
La moglie di una delle vittime, giovanissima, urla: <<Perché proprio a me, mio Dio non è possibile>>. E la madre di un’altra delle vittime alla quale un parente prova a offrire un bicchiere d’acqua, sussurra: <<Vorrei che quest’acqua veleno fosse. Dovevo morire io, non mio figlio>>.
Il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, sembra un’anima in pena. Parla a testa bassa, con gli occhi gonfi: <<Quanto dolore. Li conoscevamo tutti. Siamo sconvolti. Erano esperti, gran lavoratori. Persone serie. Svolgevano queste operazioni da anni: era un intervento di routine, ordinaria manutenzione. E invece… il dramma. E adesso? Non so cosa fare, ma credo che sia evidente a tutti che domenica prossima, giorno delle elezioni, non so chi avrà voglia di andare a votare. Non so se sarà possibile, ma sarebbe opportuno rinviarle>>.
E’ quasi buio. Le operazioni di recupero delle salme sono lunghe e complesse. Un cane randagio, da quattro ore, continua a far la guardia al cancello sbarrato, mentre la madre di Giovanni è sempre lì: chiama il suo ragazzo. Non ha smesso un minuto, <<figghiu miu, picciriddu>>.

 

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