Mineo non ha nulla di speciale?

Mineo – arte, cultura, natura per uno sviluppo sostenibile

Convegno per valorizzare la cittadina di Capuana

Non tutto fila liscio. Sgarbi vanta soltanto l’aria salubre. Delusione nei presenti

di Pino Pesce

“L’Alba”, anno 1, n. 2, luglio-agosto 2005 [fonte]

Si alzava, si sedeva, si alzava cellulare alla mano per telefonare o ricevere chiamate, si risedeva, sbuffava, gli occhi (gli occhiali adagiati sul tavolo) appiccicati ad un libro per leggere o fingere di farlo mentre consumava gialli fazzoletti di carta, l’uno dopo l’altro, per asciugarsi il naso che gocciolava sangue; si appisolava in dormiveglia ritmato da sussulti del capo, i cui grigi capelli lunghi e fluttuanti non venivano, come è solito fare, ricomposti dalla mano quando gli scendevano sugli occhi; sonnecchiava (fazzoletto al naso) per indifferenza, sbuffava… per impazienza, quando l’orecchio sveglio captava parole fuori dal suo registro: le parole profferite da Gesualdo Campo, Adelfio Basile, Giuseppe Castania, che dovevano risuonargli come zelanti manfrine di rituale saccenteria.
Non è stato così per Giovanni Damigella, industriale del marmo, le cui parole sono state accolte (è sembrato!?) con più simpatia, forse perché non comuni, perché intrise di non luogo, la cui irrealtà poteva per un momento far sognare e proiettare Mineo in una strana Bengodi non di regole, dove i cittadini si potevano realizzare fuori da ogni vincolo, non curanti delle pastoie burocratiche; bastava, infatti, in questo novello Eldorado, volere un ristorante, una bettola, una casa o un quartiere albergo, perché subito si poteva realizzare il desiderio aprendo in seduta stante i battenti, senza ingombri di notaio, sindaco o Camera di Commercio. Insomma il possibilismo dell’immaginario e del fantastico. Eureka!
Mi sto riferendo a Vittorio Sgarbi e al Convegno Mineo – arte, cultura, natura per uno sviluppo sostenibile del mese scorso nella cittadina di Luigi Capuana, cui si accompagnava la 2a estemporanea di pittura: Mineo: storia, paesaggi e bellezze da… scoprire.
Il Convegno e l’Estemporanea cercavano una loro dimensione ed una loro dignità, che però sono state sciupate e un po’ negate (non senza una parte di ragione) dall’intervento del critico ferrarese. La ragione c’era perché ormai i convegni sono di ordinario consumo e, non di rado, vengono svuotati del loro valore intrinseco, quando invece devono essere momenti di incontro di studiosi per trattare argomenti e problemi di un certo livello politico, scientifico o culturale che sia, di cui poi bisogna tirar la somma; perché le estemporanee artistiche sorgono come funghi, senza rigore selettivo. E non si può continuare così, senza valutare e senza selezionare, se non la babilonia si estenderebbe in ogni settore della vita e, nell’indistinto e nella confusione, rischieremmo di non capirci più definitivamente.
A volte – è purtroppo vero! – i mali con gravi danni ce li cerchiamo perché non ponderiamo. In questo caso, i fautori del Convegno, che hanno voluto Sgarbi, non hanno ben soppesato la sua presenza e hanno subito (non tutti! E’ meglio dire: eccetto Damigella!) lo scacco. Forse meglio così, se l’umiliazione potrà servire ad essere meno avventati e a prepararsi meglio ai convegni come ad ogni altra occasione pubblica.
Tralasciando l’Estemporanea, cui Sgarbi ha negato la sua presenza perché, come ha voluto far capire, egli non può rincorrere tutte le manifestazioni artistiche a scatola chiusa, il cosiddetto Convegno è sembrato un po’ precipitato, senza la dovuta preparazione, perché non si può fare intervenire politici senza che entrino nello spirito dell’iniziativa, col rischio, come in questo caso, di sparare le solite parole di circostanza, adattabili a tutte le salse e a tutti i minestroni, e i relatori non possono presentare tesi completamente antitetiche fra di loro o costruite sul momento, come nel caso di Sgarbi che, abile giocoliere di parole, ha improvvisato la sua discutibile relazione facendo invece molto spettacolo, il quale però ha avuto l’indubbio merito di scuotere le teste per farle meglio pensare e ragionare nel futuro.
L’intervento del Ferrarese ha quindi procurato un effetto positivo per aver tirato le orecchie al Sindaco e a tutti i “simposiani” e un effetto negativo per aver consegnato la delusione al pubblico il quale si è sentito dire che Mineo non ha nulla di speciale se non l’aria salubre e il legame con la letteratura attraverso Capuana.
Entrambi gli effetti hanno certamente procurato non poco imbarazzo nel Primo Cittadino che lo aveva preceduto, sudando più di sette camicie nel leggere la sua lunga relazione che tesseva i pregi artistici, culturali e paesaggistici della sua Mineo, rivisitando qualche tappa della preistoria e della storia cittadina: “terra dell’intraprendente Ducezio, re dei Siculi” che riuscì a costituire uno stato unitario che ebbe poi come capitale Palica (Palagonia).
Imbarazzo quindi per il Sindaco, ma anche per i convitati e il pubblico che ascoltava nell’atrio del Palazzo Comunale che ospitava il Convegno. E l’imbarazzo è stato anche notevole quando Sgarbi ha proposto Damigella come futuro sindaco della città, il quale almeno, con la sua fantasia anarcoide, aveva detto qualcosa di nuovo e di diverso che poteva se non altro alimentare la fantasia e stimolare l’intraprendenza; magari l’industriale avrebbe potuto inventarsi un “Padre Pio” che potesse far cassetta a Mineo e restituire ai cittadini la voglia di fare.
Ma penso che la voglia di fare può venire ai mineoli se gli amministratori saranno più progettuali nei fatti che non nelle parole, se lasceranno da parte (con buon rispetto) Vittorio Sgarbi e i politici ornamentali che ingombrano spesso tavoli ed aule.
Mineo ha le sue ricchezze paesaggistiche, artistiche e culturali; lo si legge nelle aree archeologiche, nelle viuzze medievali, nei musei, nei mulini ad acqua, nei borghi rurali e nelle antiche masserie, negli uomini di cultura: da Capuana a Giuseppe Bonaviri passando per Gino Raya e Croce Zimbone.
Basta veramente credere in tutto questo per creare uno sviluppo “sostenibile”, perché è evidente (contrariamente a quanto ha affermato Sgarbi con un improprio gioco linguistico) che c’è stato è c’è uno sviluppo insostenibile: è stato quello che, a partire dal secondo dopoguerra, ha deturpato i centri storici con cemento, alluminio e indecorose lamiere; quello che ancora oggi offende città, paesi e natura; quello che ancora oggi è evidente (per riportare il sindaco Castania alla realtà) nella pittoresca facciata della chiesetta sconsacrata di Mineo, la quale mostra un’orribile saracinesca di lamiera zincata ai visitatori che entrano a piazza Buglio.
Se si lavora per un progetto urbanistico e territoriale serio, anche Mineo potrà decorosamente entrare nell’area dei centri turistici; occorre però che si dia più valore alla professione e non all’ubbidienza politica, occorre che architetti seri, come Gesualdo Campo, siano più professionisti che porta correnti, motivo per il quale l’assessore provinciale alla cultura, intervenendo, ha perso di mira il senso del Convegno perdendosi nel mito dei fratelli Palici (figli di Zeus), un tempo oggetto cultuale nei pressi del lago Naftia in quanto vendicatori dei giusti che avevano subito un torto. Ma è “obbligato” il popolo di Mineo a conoscere miti e leggende per costruire il proprio futuro? A sapere che la giustizia si regolava con l’ordalia, la prova giudiziale della tavoletta che, gettata nel lago, stabiliva l’innocenza o meno dell’indiziato, a seconda se galleggiava o affondava? Certamente no. Ma all’architetto assessore interessava remare verso la corrente di Raffaele Lombardo; allora quale migliore trovata di quella di partire dal mito o dalla storia, cosparsa di leggenda, per poter costruire un’identità forte di Mineo e farla diventare la Pontida del Sud?
La fantasia è certo compensatrice. Ma Campo avrebbe fatto bene a lanciare un serio progetto di sviluppo territoriale e urbano anziché depistare i cervelli sui sentieri del mito o su un re che, anche se è stato reale, può dare ben poco a chi vuol sapere cosa lo aspetta nel futuro. L’architetto ha però preferito interrare il seme dell’autonomismo per farlo germogliare nel campo del suo Presidente.
E poiché non si può cavar sangue da una rapa, consiglierei ai protagonisti del Convegno di lasciare il mito e la storia (quando si presenta poco misurabile) e puntare invece sull’intraprendenza (non quella di Ducezio) dei mineoli, i quali certamente, con il loro impegno e la loro passione, potrebbero tracciare nuovi percorsi reali e tangibili per lo sviluppo dell’imminente domani e restituire i propri figli dispersi alla terra natia.

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7 thoughts on “Mineo non ha nulla di speciale?

  1. Sgarbi è un cretino: stop. Riguardo alle bellezze di Mineo Vi prego di considerare con attenzione il Castello di Mongialino – autentico tesoro – che a breve potrebbe ridursi in frantumi.

  2. L`autostima dei «minioli» credo non possa e non debba dipendere da Sgarbi. Servirebbero progettualità, investimenti e lungimiranza: con un paesaggio deturpato a 360 gradi dalle pale eoliche, non si fa ad esempio turismo. Né con i rifiuti abbandonati nelle campagne.

  3. Grazie dell’articolo inserito su “Qui Mineo”.
    Con l’occasione sottolineo che nel secondo capoverso c’è un refuso (così lo chiamerei – pur se di natura diversa dalla vecchia – nell’era della scrittura digitale). Leggi «le cui parole sono state accolte…» nel periodo:«Non è stato così per Giovanni Damigella, industriale del marmo, le cui parole che sono state accolte (è sembrato!?) con più simpatia, forse perché non comuni, perché intrise di non luogo, la cui irrealtà poteva per un momento… … …».
    Questo articolo si trova su “l’Alba” luglio/agosto 2005. Anche sul numero di dicembre 2010 e sul numero gennaio/febbraio 2011 ci sono degli articoli sulla cittadina di Mineo.
    Rimando quindi a http://www.lalba.info
    Un saluto cordiale, Pino Pesce

  4. Gent.mo Prof. Pesce,
    sono io a ringraziarLa, anche per le altre segnalazioni di articoli pubblicati dal Suo giornale, che dimostrano il costante interesse che “L’Alba” porta alle proposte culturali e sociali organizzate a Mineo.
    Un cordiale saluto con i migliori auguri di buon lavoro
    Leone Venticinque per “Qui Mineo”

  5. Mi complimento con il direttore del sito,per aver voluto rispolverare una iniziativa che,a mio parere,avrebbe potuto determinare una svolta socio economica della nostra comunita’.La descrizione asettica della serata,non rende merito alle reali intenzioni dei promotori del convegno(io tra questi)Il prof Sgarbi ha testualmente detto: bisogna avere delle capacita’ imprenditoriali per rilanciare un territorio; citando Damigella come valido imprenditore, proponendolo come sindaco (proposta mai presa in seria considerazione dal diretto interessato).Forse questa provocazione ha spaventato la politica del tempo (ed anche di oggi),che ha pretestuosamente bloccato l’iniziativa.Nel contempo,probabilmente per incapacita’,non ha mai elaborato una azione di rilancio reale e sostenibile del territorio.Gravi colpe e discutibili scelte, hanno determinato l’attuale realta’ .Lancio dal sito la proposta di un dibattito pubblico,per intraprendere delle iniziative finalizzate a fare uscire la citta’ da questo torpore assordante,da questa rassegnazione devastante,da questa inedia che è una lenta agonia.

  6. Gentile Sig. (senz’altro; poi non saprei se è il Direttore del sito “Qui Mineo” o altro in termini di titolo)Leone Venticinque, ancora grazie per le inserzioni successive.
    Ne approfitto (mi scuso per la deformazione professionale) per sottolineare che nell’ultimo capoverso è stato scritto so anziché si:
    «E poiché non so può cavar sangue da una rapa,… …»
    Comunque,anche per l’errore che ho sottolineato precedentemente, a proposito del relativo “che”, consiglio di riportare la prima pagina del numero luglio/agosto 2005 dal sito http://www.lalba.info
    Cordiali saluti a tutto “Qui Mineo”

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