Infanticidio, arrestata anche la mamma

L’ atroce delitto di Mineo, vicino a Catania: per la vergogna l’hanno accoltellata e gettata nella spazzatura

Infanticidio, arrestata anche la mamma

La famiglia dell’ orrore: tutti coinvolti nell’ assassinio della nipotina

di Alfio Sciacca, “Corriere della Sera”, 1995.11.27, p. 11

MINEO (Catania) . “Sono stata io a colpirla con una coltellata, i miei genitori non c’ entrano. E, comunque, la bambina era nata gia’ morta”. Si e’ difesa cosi’ Agrippina Morselli, la studentessa universitaria di diciannove anni che sabato mattina ha dato alla luce una bambina uccisa a coltellate subito dopo il parto e poi buttata in un cassonetto della spazzatura. Ieri, la ragazza e’ stata arrestata e viene piantonata in ospedale. La sua versione non regge. Gli inquirenti ritengono che voglia nascondere le responsabilita’ dei genitori, anche se sono stati raccolti sufficienti indizi per arrestarla con l’ accusa di concorso nell’ omicidio della figlia. Stando alle indagini, sarebbe stato il nonno a uccidere la “nipotina della vergogna”, frutto di una relazione con una persona di cui non e’ stato detto il nome. “Occorre ancora definire le responsabilita’ degli arrestati . affermano al commissariato di Caltagirone . ma tutto lascia pensare a un gesto preordinato”. In pratica, si tratterebbe di un infanticidio premeditato da tempo nell’ ambito di una famiglia piccolo borghese stimata e benvoluta. Ma a uccidere materialmente la neonata sarebbe stato il padre di Agrippina, Giuseppe Morselli, guardia carceraria in pensione. L’ uomo avrebbe impugnato il coltello da cucina colpendo la nipotina alla spalla e al fianco: il medico legale ha riscontrato sul cadavere cinque colpi d’ arma da taglio. Il corpicino e’ stato poi messo dentro una busta di plastica di quelle utilizzate per la spesa e buttato in un cassonetto. Probabilmente, tra i familiari qualcuno ha solo assistito a tanta violenza. Tutti pero’ sembrano corresponsabili di un delitto mostruoso che si e’ consumato forse sotto i loro occhi, che forse hanno premeditato ma che, sicuramente, hanno cercato di nascondere. Ecco perche’ l’ intero nucleo familiare, padre, madre e figlie, e’ stato arrestato con l’ accusa di concorso nell’ infanticidio. Le indagini aiuteranno a capire quale sia stato il ruolo di ognuno dei protagonisti di questo agghiacciante film dell’ orrore andato in scena al secondo piano di un modesto condominio alla periferia di Mineo. Siamo nel quartiere Sant’ Ippolito. Qui abitano operai, artigiani, impiegati: gente modesta che vive dignitosamente. Famiglie che, fra tanti sacrifici, riescono a tirare su i figli. Anche Giuseppe Morselli c’ era riuscito con quelle figlie che frequentavano l’ universita’ a Catania, la grande lingue, la piccola giurisprudenza. “Persone per bene . conferma un inquilino del palazzo ., educate e rispettose”. “Non si puo’ parlare di degrado e arretratezza culturale . aggiunge un vicino di casa ., le ragazze frequentavano l’ universita’ fuori sede e quindi la loro era una famiglia abbastanza emancipata”. Per il sindaco Giuseppe Mirata “forse tutto nasce dal non voler accettare una cosa non fatta in piena consapevolezza”. In paese circolano mille voci. Secondo indiscrezioni, il padre della bambina sarebbe un ragazzo di Catania che con la studentessa aveva avuto una storia finita ormai da mesi. A quanto pare, sarebbe stato rintracciato e avrebbe sostenuto di essere all’ oscuro della gravidanza dell’ ex compagna. E probabile che i genitori di Agrippina non abbiano voluto accettare una nipotina nata da una relazione prematrimoniale e, per giunta, con una persona a loro sconosciuta. Anche se gli inquirenti continuano a parlare di un gesto premeditato, non si puo’ escludere l’ ipotesi opposta, quella dello scatto d’ ira. Giuseppe Morselli potrebbe aver saputo solo all’ ultimo momento che la figlia stava per dare alla luce una bambina. Cio’ avrebbe determinato una furiosa lite in famiglia e una reazione sconsiderata. Ma, a quel punto, il resto dei familiari avrebbe cercato di evitare che la verita’ venisse a galla. In ospedale, hanno raccontato la storia dell’ aborto spontaneo, poi hanno fatto in modo di occultare il cadavere. Sarebbero stati Giuseppe Morselli e la figlia Carmela a tentare di riprendere il corpicino senza vita dal cassonetto dove era stato abbandonato in un primo momento. La polizia li ha fermati a bordo di una Fiat Uno: sotto il sedile era nascosta la busta di plastica con il cadavere. Anche in questa circostanza, avrebbero continuato a mentire, raccontando che si trattava di un feto che stavano portando in ospedale per farlo analizzare. Una versione che e’ subito crollata dopo l’ esame del medico legale e la perquisizione domiciliare.

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