“Ho ucciso io la bimba della colpa”

di Turi Caggegi, “La Repubblica”, 1995.11.27, p. 16.

Ha confessato d’aver ucciso lei la neonata e ha scagionato la famiglia. Dall’ospedale dove è ricoverata per una grave emorragia post parto Agrippina Morselli, studentessa di diciannove anni, si è addossata tutta la responsabilità dell’omicidio della “figlia della vergogna”, nata da una relazione extraconiugale, uccisa a coltellate e gettata in un cassonetto di rifiuti. Voleva evitare il “disonore” Agrippina, che vive a Mineo, un centro agricolo dell’interno della Sicilia a 70 chilometri da Catania. Ora le è stato notificato in ospedale il provvedimento di arresto nei suoi confronti per omicidio, ma il colpo di scena della confessione non chiude il caso. Gli investigatori – infatti – non credono del tutto alla versione della ragazza che forse sta solo cercando di scagionare i familiari. Padre, madre e sorella sono infatti stati arrestati dagli agenti del commissariato di Caltagirone sabato scorso con l’accusa di omicidio. Gli inquirenti credono più probabile che ad uccidere la piccola con un coltello da cucina sia stato Giuseppe Morselli, ex agente di custodia e padre di Agrippina, con la complicità – attiva o passiva – della moglie Giuseppina Aloisi e dell’altra figlia Carmela, 21 anni. A sostegno di questa ipotesi le versioni contrastanti date dalla madre e dalla nonna della neonata uccisa, sulla quale oggi sarà eseguita l’autopsia. Agrippina, infatti, dopo avere inutilmente sostenuto che la piccola era nata morta, avrebbe raccontato particolari che non corrispondono alla ricostruzione della vicenda fatta dagli investigatori, e non ha neanche saputo spiegare il motivo dell’assassinio. Dal carcere invece continuano a negare tutto Giuseppe Morselli e la moglie. Intanto è stato individuato il padre della bambina, ma sarebbe completamente estraneo alla vicenda. La sua identità è tenuta riservata, si sa solo che si tratterebbe di un uomo di Catania col quale Agrippina ha avuto una relazione finita qualche mese fa. Non è un collega d’università – Agrippina e la sorella Carmela frequentavano la facoltà di giurisprudenza – e sembra che non sapesse neppure della gravidanza. L’omicidio della neonata sarebbe dunque interamente pensato da quella famiglia “normale e rispettabile” di Mineo, improvvisamente sopraffatta dalla follia di voler evitare a tutti i costi la “vergogna” di un figlio nato da una relazione extraconiugale. A Mineo ieri, nel quartiere residenziale di Sant’Ippolito, zona tranquilla e “perbene” dove i Morselli abitano in un decoroso condominio, tutti ripetevano che non si sarebbero mai aspettati una cosa del genere. Il sindaco Giuseppe Mirata dice di “vergognarsi” per quanto è successo, mentre un giovane commenta: “Forse hanno pensato di evitare il disonore, ma il vero disonore è questo”. E parla di “crimine innaturale” anche Rosario Pepe, l’anziano parroco di Santa Maria, la parrocchia frequentata dalla famiglia. Quel che è strano è che nessuno, neanche tra i vicini di pianerottolo, sapesse della gravidanza di Agrippina. Elemento, questo, che spinge gli investigatori – guidati dal vicequestore Antonio Malafarina e dal sostituto procuratore Michele Curami – a pensare a una possibile premeditazione. La famiglia avrebbe cercato in tutti i modi di nascondere la gravidanza per poi potersi liberare della neonata senza destare sospetti. Forse all’inizio non pensavano di uccidere la bimba e il raptus potrebbe essere scattato subito dopo un parto fatto in casa, senza l’aiuto di medici od ostetrici e con la ragazza che perdeva sangue. Un’ipotesi – questa – ancora da verificare, mentre è stato accertato che sul corpo della bambina c’ erano i segni di diverse coltellate, colpi furiosi dati con un coltello da cucina trovato in casa Morselli. L’ipotesi del raptus – tuttavia – sembra fare a pugni con la freddezza dimostrata da Giuseppe Morselli: quando la polizia ha scoperto nella sua auto il corpicino insanguinato avvolto in tre sacchetti di plastica Morselli ha detto che stava portando il fagottino in ospedale perché la bambina era nata morta. L’uomo in realtà aveva appena recuperato il cadavere dal cassonetto nel quale lo aveva gettato.

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2 thoughts on ““Ho ucciso io la bimba della colpa”

  1. L’ignoranza e la malvagità dell’uomo non finirà mai di stupirmi. Vari sarebbero stati i modi “leciti e non violenti” per trattare una vicenda così delicata. Si sarebbe potuto darla in adozione o semplicemente accettare un errore di una ragazza di dicennove anni, vedendolo come un dono della vita. “LA VERGOGNA” adesso è stata lavata, ma col sangue di un’innocente bambina indifesa.Quale vergogna più grande?! Riposa in pace piccolo angelo.

  2. Sono trascorsi parecchi anni dall’epoca dei fatti. Sinceramente non so come si sia conclusa la vicenda sul piano giudiziario, ma sono contento che “Qui Mineo” abbia riproposto la cronaca dei fatti, quale occasione per discutere e riflettere su un certo tipo di cultura ipocrita e perbenista e sul clima di arretratezza morale e culturale che ha condizionato, ed in qualche misura condiziona ancora oggi (basta leggere alcuni commenti sulla pagina di FB di Qui Mineo), la crescita civile della Sicilia. Se, da una parte, apprezzo “Qui Mineo” per il coraggio di aver riproposto una pagina nera del nostro paese, dall’altro esprimo il mio rammarico per il fatto che non è stata dedicata una sola riga alla triste vicenda dell’assassinio di Stefania Noce e di suo nonno. Testimonianza, ancora, di una certa mentalità dura a tramontare

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